La crisi è in crisi?
Voci discordanti sullo stato della crisi dell’edilizia nel meridione. Opinioni autorevoli, più o meno interessate, che tuonano nel silenzio generale solitamente riservato al settore nonostante – lo si voglia o no – vanti anche nella nostra regione l’indotto più determinante e le ripercussioni economiche più significative.
“Non si costruisce nulla senza edilizia”, nel senso che migliaia di famiglie vivono “intorno” ad un settore legato al nuovo o al recupero dell’esistente, alla ristrutturazione, all’ampliamento, all’innovazione. Produttori, rivenditori, agenti e dipendenti vari, imprese, architetti, ingegneri e geometri, manovali, periti, camionisti e tanti altri; oltre ai Comuni, alle Regioni e allo Stato – ovviamente – che, su ognuno degli attori sopracitati, battono cassa in termini di autorizzazioni e imposte, traendo risorse enormi e forse il loro stesso motivo d’esistere.
E’ un ingranaggio talmente grosso che non può fermarsi neppure in nome della sbandierata crisi straniera, e che impone a chi ha il compito di oliarne la meccanica – la politica in primis, ma anche l’imprenditoria e comunque ognuno di noi nel proprio piccolo – di non abdicare al proprio ruolo.
Era a tutti evidente che la crisi finanziaria americana, in tempi di globalizzazione sfrenata, non ci avrebbe messo molto a sbarcare anche nel nostro amato Sud, e a bussare nelle case dei più; la domanda vera, adesso, è per quanto tempo bisogna conviverci. E le varie analisi, le previsioni e soprattutto le prese di posizione, differiscono e non poco.
Ecco un esempio: “oggi lanciamo alla classe politica l’ultimo avviso, dopo sì che passeremo alla lotta dura”. A lanciare l’avvertimento era il Comitato di presidenza dell’Ance Sicilia, nei primi giorni del 2011, mentre convocava una conferenza stampa per annunciare la notifica di un “preavviso di sfiducia” all’intera classe politica siciliana, colpevole di non aver fatto abbastanza per risollevare il settore dell’edilizia colpito da una crisi gravissima. “Le aziende edili di fascia media sono tagliate fuori – spiegava Salvo Ferlito, presidente regionale – schiacciate fra le grandi imprese che, pur di lavorare, partecipano in massa anche a gare di piccolissimi importi (alcune iscritte per 6 milioni partecipano a gare da 120 mila euro) praticando ribassi impossibili fino al 53%, e la piccola impresa che sopravvive a stento col cottimo o con l’edilizia privata. Le risposte che aspettavamo da Regione e Ars non sono giunte”.
I costruttori siciliani chiedono al governo regionale misure per favorire la legalità e contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti, applicando ad esempio a tutti gli enti appaltanti una norma del decreto “Milleproroghe” (pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale) che rende possibile l’esclusione, da parte delle amministrazioni pubbliche, delle offerte anomale dalle gare d’appalto. “Questo fenomeno – sottolinea Ferlito – è stato creato proprio dal governo regionale e dall’Ars che, lo scorso agosto, hanno imposto un recepimento, tout court e non concordato con le parti sociali, della normativa nazionale che conteneva un micidiale sistema che ha permesso di praticare ribassi folli nella categoria di importi compresi fra 1 e 5 milioni di euro. Lo Stato ha rimediato al proprio errore, che la Regione faccia altrettanto e subito”.
Ance Sicilia sollecita inoltre l’immediata riattivazione del tavolo tecnico (istituito presso l’assessorato regionale alle Infrastrutture ma fermo da un anno) per la riforma delle opere pubbliche, e considera non più rinviabile il varo della riforma urbanistica. “Il governo regionale – ha aggiunto il presidente di Ance Sicilia – deve anche avviare un confronto col governo nazionale per recuperare almeno una parte delle risorse prima destinate alle infrastrutture dell’Isola e per consentire anche alle imprese medio-piccole di partecipare al mercato delle opere pubbliche monopolizzato da general contractor e grandi imprese”. Ad oggi nulla di nuovo sotto il sole siciliano, eccezion fatta per Serit Sicilia, l’Agente della riscossione per le nove province siciliane, che proprio mentre andiamo in stampa ha aderito al Protocollo di legalita’ ‘’Carlo Alberto dalla Chiesa’’.
‘’Serit Sicilia, nell’ottica di sempre meglio perseguire il rispetto dei principi di legalita’ e di contrasto alle infiltrazioni della criminalita’ organizzata – ha dichiarato il presidente, Benedetta Cannata – ha ritenuto opportuno aderire al protocollo di legalita’ affinche’ le verifiche previste dal protocollo siano applicate alle gare d’appalto e, piu’ in generale, alle procedure indette da Serit Sicilia, finalizzate alle acquisizioni di beni e servizi strumentali all’esercizio dell’attivita’ di riscossione dei tributi’’.
‘’Come societa’ che svolge la pubblica funzione della riscossione condividiamo pienamente finalita’ e principi ispiratori del protocollo – ha aggiunto il vice presidente Angelo Cuva – e, con l’adesione allo stesso, intendiamo ulteriormente impegnarci a prevenire e contrastare qualsiasi ingerenza da parte della criminalita’ organizzata nelle attivita’ di affidamento di lavori e forniture utilizzando gli ulteriori strumenti di contrasto previsti dal documento’’.




