Il piano casa è una bolla di sapone?

Ci eravamo illusi che il tanto sbandierato “Piano Casa” potesse realmente costituire lo strumento legislativo attra-
verso il quale, con le dovute contestualizzazioni territoriali, rilanciare il comparto edile e “smuovere” l’intera filiera
produttiva e commerciale. L’idea che la grande intesa Stato-Regioni rappresentasse, inoltre, il preludio ad una grande opportunità di risanamento abitativo diffuso (termoacustico, antisismico ecc.) si aggiunge alla delusione generale per un provvedimento che sembra delinearsi realmente poco “utile” e, soprattutto poco “utilizzabile”.
L’Ordine degli Ingegneri di Catania, il 1° ottobre scorso, ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti e professionisti, per fare il punto della situazione e cercare di capire che cosa non ha funzionato. Come ha spiegato il Presidente dell’Ordine Carmelo Maria Grasso «alcune Regioni, inclusa la Sicilia, hanno legiferato con molto ritardo e ponendo vincoli troppo restrittivi». Limiti dimensionali e una scarsa convenienza della sostituzione edilizia, vale a dire la demolizione e ricostruzione dell’esistente, sembrano essere state le cause maggiori poiché, continua Grasso, «l’aumento del valore dell’immobile derivante dall’ampliamento volumetrico non riesce a compensare gli alti costi per l’adeguamento alla normativa antisismica o per la riqualificazione energetica.
E ancora, l’esclusione degli edifici non residenziali, taglia fuori dal Piano Casa una enorme fetta di immobili, vanificando un possibile aumento della produttività nelle aree industriali non sottoposte ai vincoli di quelle urbanizzate». Da non sottovalutare, inoltre, «l’esclusione delle pratiche oggetto di condono edilizio, che nella nostra città sono davvero tante».
Secondo quanto emerso dal convegno, infatti, nella città di Catania e provincia, il 70% del patrimonio edilizio esistente è antecedente al 1981, realizzato in assenza di cogenza di norme antisismiche: dato, sottolinea il Presidente Grasso, di cui «non si può non tenere conto nel percorso di riqualificazione e messa in sicurezza della città esistente».
Dal confronto con le altre Regioni italiane, emerge che Sardegna e Veneto sono le Regioni che registrano le mag-
giori adesioni, anche grazie a leggi più permissive. Il Piano Casa del Veneto prevede ad esempio la sostituzione
edilizia degli edifici anteriori al 1989, l’aumento della cubatura fino al 40% per gli edifici residenziali e l’esclusione
di quelli con ordinanza di demolizione che non siano stati sanati (legge regionale 8 luglio 2009, n.14 della Regione
Veneto).
Secondo l’Ordine degli Ingegneri di Catania, per rilanciare l’economia attraverso l’attività edilizia e riqualificare il
patrimonio esistente, occorrono dunque correttivi puntuali e urgenti in variante della norma approvata dalla Regione Siciliana (n. 6 del 23 marzo 2010), strada già intrapresa da alcune Regioni d’Italia.
In tal senso l’Ordine si è impegnato a stilare un documento con le linee guida propositive per gli interventi correttivi da presentare agli uffici competenti della Regione Siciliana.

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